Villa San Michele: da Tiberio alla Svezia sotto lo sguardo di una Sfinge.

La sfinge egiziana, epoca Ramsete II XIII sec a.C – Villa San Michele, Anacapri

“Interrogate la grande Sfinge di granito, che sta accovacciata sul parapetto della cappella di San Michele. Ma domanderete invano. La Sfinge ha mantenuto il suo segreto per 5000 anni. La Sfinge manterrà il mio.” 

Villa San Michele: from Tiberius to Sweden under the gaze of a Sphinx.

You may ask the great granite sphinx, which is crouching on the parapet of the chapel of St. Michael, but you will ask in vain .The sphinx has kept her own secret for 5,000 years, the sphinx will keep mine.”

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Isola di Giannutri: una villa romana, un mosaico e una donna misteriosa.

Amplior Urgo et Capraria, quam Graeci Aegilion dixere, item Igilium et Dianium, quam Artemisiam, ambae contra Cosanum litus” (Plinius Secundi, Naturalis Historiae Liber III Cap VI) – “Più grande Urgo e la Capraria, che i Greci chiamarono Egilion, poi Igilio e Dianio, che chiamarono Artemisia, entrambe di fronte al litorale di Cosa” – (Larger Urgo and the Capraria, which the Greeks called Egilion, then Igilio and Dianio, whiche they called Artemisia, both in front of the coast of Cosa “)

Giannutri Island: a Roman villa, a mosaic and a mysterious woman.

Giannutri è una piccola isola dell’arcipelago toscano situata di fronte al Monte Argentario. Il nome dell’isola, sin dall’antichità classica, faceva riferimento alla sua particolare forma a mezzaluna e di conseguenza alla falce lunare attributo della dea Artemide o Diana, Artemisia (in greco Αρτεμισία).  Non è un caso infatti che nella città di Cosa sul litorale proprio di fronte, sia stata rinvenuto un piccolo tempio, ricavato dal giardino di una villa di epoca Giulio-Claudia (40-50 d.C), con all’interno una statua della dea. Giannutri, il cui nome moderno è riferibile all’epoca medievale, dopo il IV secolo  scomparve però dal panorama storico. Nessuno ne parlò mai più, non ci sono fonti nè accenni di nessun tipo, cadde così nell’oblio dopo essere stata abitata per almeno tre secoli da facoltose famiglie romane.  Continua a leggere

Il Furlo: una galleria romana, un’antica strada e due aquile reali.

La Galleria del Furlo, entrata di ponente

” …perché la città di Roma fosse raggiungibile facilmente da ogni parte, a sue spese, fece riparare la via Flaminia fino a Rimini e divise le altre strade fra i generali trionfali, i quali dovettero ripavimentarle con l’argento del loro bottino. ” [Svetonio – Vita dei Cesari, Augusto]
La Galleria del Furlo si trova nelle Marche lungo la Via Flaminia, una delle più grandi vie consolari dell’Impero Romano. Costruita nel 220-219 a.C dal politico e console Gaio Flaminio collegava Roma con Rimini e la galleria, che prende il nome dalla gola dove scorre il fiume Candigliano in provincia di Pesaro-Urbino, fu costruita nel 76 d.C dall’imperatore Vespasiano in sostituzione della galleria più piccola precedentemente scavata per riuscire a passare in un punto dove spesso c’erano cedimenti della strada.

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Il Teatro Marittimo di Villa Adriana

Lato est Teatro Marittimo, Villa Adriana, Tivoli –  East side. The Maritime Theatre, Hadrian’s Villa, Tivoli © VerbaVMonumentaM

“Ma soprattutto, nel cuore di quel ritiro,m’ero fatto costruire un asilo ancor più celato, un isolotto di marmo al centro d’un laghetto contornato di colonne, una stanza segreta che un ponte girevole,così lieve che si può con una mano sola farlo scivolare nella sua corsia, unisce alla riva o, piuttosto, segrega da essa. ..all’ora della siesta, mi recavo là per dormire, per pensare, per leggere.”[Memorie di Adriano]

But above all, in the heart of that retreat, I had built a more concealed asylum, a marble island in the center of a pond surrounded by columns, a secret room that a swinging bridge, so light that you could with only one hand move into its lane, to join the shore or, rather, segregate from it … … at the time of the siesta, I went there to sleep, to think, to read” [Memoirs of Hadrian] Continua a leggere

Giulio Cesare da dove passò? Dal Rubicone o dall’Urgón?

Dov’è il Rubicone? In che giorno Cesare lo passò? Qual era il suo vero intento?

Ora non vi sono dati sufficienti, o almeno non li conosco io, per rispondere con assoluta precisione e certezza ad una sola di queste domande. Per buona sorte però abbiamo in mano abbastanza per deciderle tutte e tre almeno con una probabile approssimazione al vero: ed i principali di questi dati io mi studierò di esporvi con fedele imparzialità.”

Così inizia il libro “Cesare al Rubicone” di Giuseppe Barilli (politico e matematico bolognese,1812-1894), lettura intrigante e molto interessante su uno degli episodi più grandi e ricordati della nostra storia.  Continua a leggere

Il Mosè di Michelangelo, la sua splendida tragedia.

Mosè (1505-1545), Michelangelo – San Pietro in Vincoli, Roma

Spaventosamente bello. Mosè non appartiene alla storia romana, lo sappiamo e quindi verrebbe da chiedersi perché è finito in questo blog. Forse non tutti sanno però che nella chiesa in cui è conservato questo capolavoro, San Pietro in Vincoli, ci sono 20 colonne doriche tra le più belle conservate a Roma. Colonne alte più di sei metri di marmo imezio non dissimile da quello di Carrara, nate per un tempio greco ma riutilizzate dai romani sull’ Esquilino e donate da Valentiniano alla moglie nella metà del V sec d.C  per ristrutturare la chiesa già edificata su un preesistente luogo sacro. Non solo, ma la Chiesa è costruita sopra una splendida domus romana di epoca neroniana che, considerata con la stupefacente bellezza della statua di Mosè, ha fatto sì che ho deciso di inserire Mosè tra Adriano, i mosaici e le ville romane. Continua a leggere