Delfi, il mare nel suo nome.

Tempio di Apollo. Delfi

Delfi si può raggiungere sia per mare che per terra. Il visitatore moderno di solito segue il percorso dall’interno, seguendo la strada che corrisponde in linea di massima all’antica via sacra, salendo lentamente e costeggiando le pendici del Monte Parnaso. Anticamente però Delfi era raggiuta anche dal mare e questo perché il viaggio per arrivarci aveva qualcosa di sacro, un forte senso di devozione molto più profondo accompagnava i pellegrini che volevano arrivare al tempio di Apollo e della Pizia, ma perché? E poi…perchè Delfi si chiama Delfi?

Ancora oggi il sentiero che sale dal mare è visibile dall’alto e da quello che mi è stato raccontato è anche percorribile. Si insinua nella valle ai piedi della città sacra e infine sale ripida sul lato sud-est della montagna. Qui, nell’Inno di Apollo, si racconta chi furono i primi a fare quel percorso e perché.

La valle ai piedi di Delfi, in lontananza verso sud l’approdo al mare presso i paesi di Itea e Cirra sul Golfo di Corinto.

Apollo ha ucciso il mostro/serpente e costruisce il suo tempio, ma poi deve trovare qualcuno che se ne occupi…

Delfi, tempio di Apollo e dettaglio della statua di Apollo del Belvedere, Musei Vaticani.

“Qui io intendo fondare un bellissimo tempio

che serva da oracolo per gli uomini,

i quali sempre mi porteranno ecatombi.

Tutti verranno a interrogarmi, quanti abitano

sia il Peloponneso fecondo sia l’Europa* e le isole

cinte dal mare. A tutti loro io darò consigli….

Poi Febo Apollo meditò nel suo cuore

quali uomini dovesse prendere come sacerdoti,

perché celebrassero i riti a Pito rocciosa.

Mentre rifletteva, vide sul mare bluastro

una nave veloce, e sopra di essi molti uomini egregi,

Cretesi di Cnosso minoica…”

Così Apollo con l’aiuto del vento impedisce alla nave di fermarsi e la spinge verso il golfo di Corinto sulle coste di Cirra piccolo paese ai piedi delle montagne di Delfi.

“Ma la nave ben costruita non rispondeva al timone,

E proseguiva la rotta lungo il Peloponneso fecondo,

mentre Apollo, il dio arciere, col soffio del vento

la pilotava facilmente…

Poi di nuovo volò alla nave, rapido come il pensiero,

simile ad un uomo gagliardo e robusto, nel fiore

degli anni, coi capelli sciolti sulle ampie spalle,

 e si rivolse a quelli dicendo parole alate:

Sappiate che io sono Apollo, il figlio di Zeus,

e vi ho condotti qui per l’ampia distesa del mare

non per farvi del male: rimarrete qui a custodire il mio tempio

ricchissimo, onorato da molti uomini.

Conoscerete i pensieri degli immortali, e per loro volere,

sarete sempre onorati..”

A questo punto ecco che ci svela perchè Delfi sarà chiamata Delfi.

Prima io sul mare velato di nebbia

balzai dalla nave veloce in forma di delfino;

così invocatemi con l’epiteto di Delfinio: anche l’altare

sarà chiamato delfico, e sarà famoso in eterno.

Così salute a te, figlio di Zeus e di Leto;

e io canterò te, e anche un’altra canzone.”

Dettaglio di statua crisoelefantina, probabilmente Apollo. Museo Archeologico di Delfi

“Quando Apollo irrompe nella vita di un uomo, il destino di quell’uomo è segnato, nel bene e nel male, per sempre. I marinai non possono che obbedire; il dio li precede, con passi eleganti, suonando la cetra, ed essi lo seguono: salgono senza fatica le pendici del monte, cantando fino a raggiungere il santuario. Il mito come sempre fa da modello alla realtà: per secoli fiumane di pellegrini, sull’esempio dei cretesi di Cnosso, arrivarono per mare a Cirra e salirono al tempio tra canti devoti.”[ Giuseppe Zanetto]

*NOTA: Europa. Questo è il testo più antico in cui compaia il nome di Europa (che qui definisce la Grecia continentale, in contrapposizione al Peloponneso e alle isole). Il concetto di Europa si precisa poi, geograficamente e politicamente, a partire soprattutto dal V secolo, attraverso l’ostilità fra Greci e Persiani: l’Asia si identifica con la regione dominata dai barbari, l’Europa con la terra abitata o comunque controllata da genti elleniche.

Bibliografia.

Giuseppe Zanetto, “Entra di buon mattino nei porti”- Mondadori 2012

“Inni Omerici” a cura di Giuseppe Zanetto – Bur Classici 2018

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