Augusto, un vero sopravvissuto.

Augusto di Prima Porta – Musei Vaticani

Varo restituiscimi le mie legioni!!”

“Ho ricevuto una città di mattoni, ve la restituisco di marmo.”

Quando pagheranno? “Alle calende greche!”

Queste sono tre frasi che Augusto ci ha lasciato e che tutti conoscono. Forse quella delle calende greche in tanti la usano ma non tutti sanno che fu Augusto a dirla sdraiato su un triclinio  probabilmente con un gesto stizzito della mano e un’espressione disgustata-rassegnata sulla sua faccia da bambino. Ne disse anche delle altre ma queste sono quelle che ricordiamo più o meno tutti.
Sulla scia delle frasi famose basta ricordarne altre tre:

“Veni vidi vici”

“Il dado è tratto”

“Anche tu, Bruto, figlio mio!”

Queste invece sono di Giulio Cesare, inutile dirlo.

Insomma, di certi personaggi che hanno fatto la storia si conosce quasi sempre ciò che risuona nell’eternità, si ricordano il condottiero, l’imperatore, il filosofo e le frasi che ci hanno lasciato.

Zac, l’ha detto Cesare! Zac, l’ha detto Augusto! Zac, l’ha detto Cicerone!… ecc.… ecc.

Come sempre però, per essere dei grandi, bisogna anche essere un po’ strambi, un po’ lunatici, un po’ artisti e un po’ geniali, tutte sfumature che tengono insieme il personaggio e l’uomo rendendolo appunto un grande, ma che la maggioranza della gente non conosce o semplicemente non se ne interessa.

Augusto era strambo, lunatico, artista e geniale.. ma era soprattutto un SOPRAVVISSUTO.

?

Prima due parole sull’Augusto imperatore.

Primo imperatore di Roma, fondatore dell’Impero Romano, regnò praticamente tutta la vita dall’età di 19 anni fino alla sua morte a 77, anche se durante i primi decenni divise il potere con un paio di personaggi che gli fecero vedere i sorci verdi, non tanto per la loro pericolosità, ma perché erano dei veri e propri piantagrane, Marco Antonio e Cleopatra per ricordare i più famosi.

Tutti conoscono la grandezza del suo regno, inutile parlarne, in pochi però conoscono il dietro le quinte di quella vita così politicamente magnifica.

Augusto fu un uomo di quelli veramente difficili da definire. Con quella sua faccia da eterno bambino, biondo, occhi forse grigio azzurri, bello fino da vecchio e immortalato ovunque, era  un personaggio decisamente impenetrabile, oscuro, stravagante, il classico bello che sa di essere bello ma che fa finta di non rendersene conto.

Mise in crisi parecchia gente, chi lo adorava, chi lo odiava, chi lo evitava come la peste, chi lo voleva morto e chi lo adorava come un dio.

DIVINO, il suo soprannome.

Ora, con un soprannome così ci si aspetterebbe che come minimo fosse una specie di super-eroe senza macchia e senza paura, uno di quelli che facendo sventolare il suo mantello aizzava legioni e cittadini tra urla e inni agli dèi.

E invece no.

Il mantello sì ce lo aveva, ma lo usava per avvolgerselo intorno a mo’ di coperta, d’inverno andava in giro con due paia di pantaloni, tre strati di maglie e maglioni, cappelli di lana e scarpe imbottite di pelo. Sempre sull’orlo di malattie rischiò di morire di febbri, polmoniti e coliche, praticamente un mese sì e anche l’altro.

Soffriva di insonnia, dormiva male. Il fatto che poi non dormisse di notte ovviamente lo costringeva a dormire di giorno. Ogni volta che aveva un impegno fuori casa ci andava in lettiga così da farsi un pisolino lungo il tragitto. Il problema era che i colpi di sonno gli venivano anche in Senato e sui campi di battaglia.

“Divino Augusto approva tale legge? E’ d’accordo?

…..?

Divino???”

“Ah dorme, svegliatelo.”

Durante una battaglia navale al largo di Napoli contro Sesto Pompeo, si addormentò sul più bello quando il suo amato generale Agrippa non aspettava altro che il segnale per iniziare l’attacco. Anche lì faticarono non poco per svegliarlo perché desse l’ordine.

Oltre che con il sonno ebbe una relazione difficile anche con il suo mezzo di trasporto preferito: la nave, che amava molto di più della lettiga o del cavallo. Ogni volta che ne prendeva una finiva dentro ad una tempesta. Da ragazzo per raggiungere Cesare in Spagna fece pure naufragio, il primo di molti. Di navi ne perse parecchie e una volta in Sicilia si arrabbiò così tanto con Nettuno che giurò che non lo avrebbe più onorato nei giochi.

Nettuno ci mise un nanosecondo a ricambiare il favore e un giorno  mentre Augusto si trovava in Calabria cercando di ritornare a Roma, gli mandò all’orizzonte sulle sue amate onde due bellissime navi. Augusto vedendole dalla cima della montagna sfrombolò giù dai monti felice di cambiare mezzo di trasporto, peccato che preso da tanto entusiasmo non si accorse che erano navi nemiche e poco ci mancò che fosse accoppato. Salvatosi, durante la fuga in mezzo ai boschi, due scagnozzi di Pompeo lo seguirono e cercarono per la seconda volta di ucciderlo.

Ora… sei un imperatore, sei pure divino, dovresti come minimo essere un po’ più prudente quando vai in giro no?

No.

Smettila di prendere delle navi se ogni volta finiscono sul fondo del mare. No. Continuò a prenderle.

Ma neanche con i passatempi ebbe una relazione facile.

A Roma, durante i giochi al circo, un giorno arrivò seduto sulla solita sedia  ma questa si ruppe facendolo schiantare per terra davanti a tutti. Non contento quando alcuni cittadini iniziarono a protestare perché secondo loro i gradini su cui erano seduti erano troppo pericolanti, lui cosa fece?

Non riuscendo a tranquillizzarli, e come mai avrebbe potuto con tutta la sfiga che gli andava dietro ogni volta che usciva di casa, si alzò dal suo posto e andò a sedersi con loro.

Probabilmente tutti pensarono che quello sarebbe stato l’ULTIMO spettacolo della loro vita.

Durante l’assedio di Perugia fu quasi ucciso da un gruppo di soldati perché preso da follia momentanea ne fece torturare uno che si era seduto durante uno spettacolo su una sedia non sua. Cioè, se non ti capitano te le vai a cercare.

Il giorno dopo durante un rito sacro ci provarono dei gladiatori pensando che forse si trovasse in un momento vulnerabile. E invece no. Vulnerabile era una parola che nel vocabolario di Augusto evidentemente non c’era. Anche se stropicciato ne usciva sempre vivo.

Finito l’assedio però, prese 300 prigionieri e li uccise tutti dicendo a chi lo supplicava: “Devi morire”. Almeno lì si vendicò.

Durante le uniche due guerre che intraprese oltre confine una volta si ferì gravemente passando su un ponte che crollò e un’altra volta rischiò di bruciare vivo dentro alla lettiga quando durante un temporale un fulmine incenerì il povero schiavo che gli camminava davanti.

Ora…sedie che si sfondano, ponti che crollano, lettighe incenerite da fulmini, naufragi, malattie, colpi di sonno in battaglia.

Forse il soprannome divino gli fu dato perché nonostante tutto rimaneva sempre vivo?

Io ci farei un pensierino.

Ma Augusto aveva anche qualcos’altro di terribilmente potente oltre alla protezione degli dèi.

Una mente indecifrabile. Capire i suoi comportamenti era un enigma.

Quando la vita ti premia con un talento politico ineguagliabile ma ti prende un po’ di neuroni in cambio.

Un giorno durante una battuta di caccia il suo liberto facendo finta di nulla, lo spintonò contro un grosso cinghiale che lo stava attaccando sperando forse di farlo accoppare. Non muore neanche lì e invece che dare il ragazzo in pasto ai leoni lo accusa solo di aver avuto la tremarella.

La TREMARELLA??? Nemmeno Svetonio se ne capacitò quando lo scrisse.

Al suo liberto che però cercò di leggere una sua lettera privata gli fece spezzare le gambe.

Un giorno durante un suo discorso ai soldati fece uccidere su due piedi un cavaliere che prendeva appunti.

Pensò fosse una SPIA.

Una SPIA? Che prende appunti?

Vabbè.

Ai centurioni che disobbedivano, per penitenza li faceva stare in piedi con pochi vestiti addosso e con una zolla di terra in mano davanti alla tenda giorno e notte.

Ma quando un’intera legione fu massacrata e il suo generale Varo ucciso, si disperò così tanto che andò in giro per mesi con barba e capelli lunghi, sbattendo la testa contro le porte.

Neanche lì, né un ictus né un’emorragia cerebrale.

Un giorno eletto per l’ennesima volta console, rimase seduto sul seggio tre ore, poi si alzò disse che era stufo nominò un altro al suo posto e se ne andò.

Augusto non si faceva interpretare, si muoveva di notte, entrava e usciva da Roma sempre con il buio, andava a feste e banchetti ma arrivava sempre dopo e andava via prima. Al circo era famoso per seguire i giochi con estrema attenzione per paura di essere rimproverato come lo fu Cesare che durante i giochi spesso leggeva o faceva altro. Un giorno però si alzò a metà spettacolo, lasciò il suo trono all’improvviso e sparì per giorni interi. Scomparso nel nulla.

Ma Augusto dov’è?

Bho. Dissolto. Forse aveva paura di essere sgridato.

Augusto come Pontifex Maximus I sec d.C – Palazzo Massimo Roma

Un alieno, un uomo il cui mito era già mito prima ancora che morisse.

Un aristocratico della Gallia incontrandolo sulle Alpi tentò di ucciderlo con la scusa di un colloquio sull’orlo di un precipizio.

Già organizzare un meeting sull’orlo di un precipizio dovrebbe come minimo insospettirti.

Ma Augusto poteva mai fare un pensiero del genere? Si presentò davanti al Gallo, lo guardò e con un semplice: “Beh che cosa vuoi?” la fece franca.

Vulnerabile sull’orlo di un precipizio? Lui? il Divino?

Il Gallo subì quello sguardo sfuggente ma a pelle pericolosissimo e rinunciò a spingerlo di sotto. Non ci riuscì. Disse che che gli si bloccò il braccio.

Ecco. Anche lì. Salvo.

Il fatto che fosse DIVINO richiedeva che il suo luogo di nascita fosse come minimo sacro, quindi le fonti ci raccontano che nacque sul Palatino. Una leggenda però dice che forse nacque in quella casetta di campagna suburbana dove spesso andava a riposarsi. Una casetta che metteva paura e orrore a chi vi entrava senza il dovuto rispetto. Si narra che un tizio un giorno fregandosene delle dicerie vi entrò e si mise a dormire come fosse casa sua.

In piena notte fu scaraventato con tutto il letto fuori dalla porta da una forza sconosciuta.

Ecco.

Se Augusto nacque veramente in quella casetta, forse si spiegano tante cose. 🙂

Bibliografia: Svetonio, Vita dei Cesari -Augusto

Simon Woods – Augusto, nella serie tv Rome della HBO

 

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