Il Mosè di Michelangelo, la sua splendida tragedia.

Mosè (1505-1545), Michelangelo – San Pietro in Vincoli, Roma

Spaventosamente bello. Mosè non appartiene alla storia romana, lo sappiamo e quindi verrebbe da chiedersi perché è finito in questo blog. Forse non tutti sanno però che nella chiesa in cui è conservato questo capolavoro, San Pietro in Vincoli, ci sono 20 colonne doriche tra le più belle conservate a Roma. Colonne alte più di sei metri di marmo imezio non dissimile da quello di Carrara, nate per un tempio greco ma riutilizzate dai romani sull’ Esquilino e donate da Valentiniano alla moglie nella metà del V sec d.C  per ristrutturare la chiesa già edificata su un preesistente luogo sacro. Non solo, ma la Chiesa è costruita sopra una splendida domus romana di epoca neroniana che, considerata con la stupefacente bellezza della statua di Mosè, ha fatto sì che ho deciso di inserire Mosè tra Adriano, i mosaici e le ville romane.

Mosè (1505-1545), Michelangelo – San Pietro in Vincoli, Roma

Michelangelo lo definì “la tragedia della sua vita” o forse meglio il suo incubo. Dal giorno in cui iniziò a scegliere i pezzi di marmo direttamente nella cava al giorno in cui finì tutta l’opera passarono 40 anni, una statua che lo perseguitò per tutta la sua vita adulta, tra momenti di passione e di odio per non riuscire a finirla, a momenti in cui avrebbe voluto finirla ma gli fu impedito.

Marzo 1505. Papa Giulio II chiamò il trentenne Michelangelo, ordinandogli di costruire la più grande tomba mai concepita. “Alla smania di grandezza di Giulio II corrisponde del resto la prodigiosa energia e la vastità di visione di Michelangelo; i due sono fatti per intendersi e in questo il pontefice ha scelto l’uomo giusto.”se la s’ha da fare, la deve essere la più bella del mondo.” scrive l’artista in una lettera” (L’avventura di Mosè da I segreti di Roma- C.Augias)

Mosè (1505-1545), Michelangelo – San Pietro in Vincoli, Roma

Ora…sarebbe filato tutto liscio se il Papa dopo un po’ non fosse stato attirato da un altro progetto..e che progetto: La Cappella Sistina. Michelangelo dopo essere scappato in Toscana rimanendoci per due anni, in quanto il Papa non lo finanziava più per il suo Mosè perchè distratto da altri progetti,  alla fine si fece convincere e ritornò a Roma per assecondare il nuovo desiderio del Pontefice. Lontano dal suo Mosè, Michelangelo spende 4 anni a testa in su per ricoprire la Cappella del famoso capolavoro dipinto. Appena finita l’opera però il Papa morì e Michelangelo trascorse così i successivi 20 anni sotto altri tre Papi che con i loro capricci artistici uniti a guerre, tumulti e assedi lo tennero lontano dall’opera di Mosè. Ogni volta che ricominciava a lavorarci il Papa di turno gli chiedeva di fare qualcos’altro.

Mosè (1505-1545), Michelangelo – San Pietro in Vincoli, Roma dettaglio del braccio.

Mosè (1505-1545), Michelangelo – San Pietro in Vincoli, Roma – dettaglio delle ginocchia e della veste.

Mosè (1505-1545), Michelangelo – San Pietro in Vincoli, Roma

Mosè (1505-1545), Michelangelo – San Pietro in Vincoli, Roma – dettaglio della barba.

Nel 1534 un altro Papa, Paolo III gli commissionò un ennesimo incredibile lavoro:  “Il Giudizio”, così per quasi 7 anni Michelangelo si ritrovò nuovamente ad abbandonare il lavoro della tomba di Giulio II. Il Papa non volle assolutamente che Michelangelo si dedicasse ad altro quindi riuscì a convincere gli eredi di GiuIio II che stavano tormentando Michelangelo da decenni perchè finisse la tomba, ad  accontentarsi di sole tre statue (Mosè, Lia e Rachele) e non di tutte le 40 del progetto iniziale; alle altre statue ci avrebbe pensato qualcun’altro.La statua di Mosè che doveva inizialmente essere messa a San Pietro, in Vaticano, come voleva Giulio II, fu invece, nel 1545, portata da Michelangelo nella odierna Chiesa di San Pietro in  Vincoli . Michelangelo all’età di 70 anni  scrisse finalmente la parola FINE.

LE CORNA

Le curiose corna che adornano la testa della statua dovrebbero essere i raggi della Divina Sapienza, dovute forse ad un errore di traduzione del Libro dell’Esodo (34-29), nel quale si narra che Mosè, scendendo dal monte Sinai, avesse due raggi sulla fronte. L’ebraico “karan” o “karnaim” – “raggi” – potrebbe essere stato confuso con “keren” – “corna”. (mi  piace pensare però che forse le corna siano state in realtà volute da Michelangelo quasi per fare dispetto a tutti quei Papi che lo avevano distolto dal compimento dell’opera o che avevano smesso di pagarlo 🙂 ) . Mosè, con lo sguardo accigliato e fiero, siede solennemente con le Tavole della Legge in mano. Su un ginocchio si potrà notare una lieve linea di frattura legata ad una famosissima leggenda secondo la quale Michelangelo avrebbe colpito la statua in quel punto con il mazzuolo gridandogli: “Perché non parli?”.

Mosè – Michelangelo, San Pietro in Vincoli, Roma – LO SGUARDO che si dice fosse in realtà interpretato come espressione del carattere di Michelangelo, irascibile, orgoglioso e severo, per il quale è stato coniato il termine “terribilità”.

LE COLONNE E LA BASILICA

La Basilica di San Pietro in Vincoli fu costruita nel V secolo per accogliere le catene con cui San Pietro fu imprigionato a Gerusalemme.Nel 432 fu eletto Papa Leone I e la tradizione della Chiesa racconta che Licinia Eudossia mostrò le catene di Pietro a Leone I, che le avvicinò a quelle che furono di Pietro nel Carcere Mamertino. Per miracolo le due catene si fusero in maniera irreversibile. Il miracolo della congiunzione delle catene, una proveniente da Oriente e una da Occidente, assunse così un grande significato simbolico e politico, dovevano dimostrare un forte legame tra i due imperi. A memoria del miracolo, fu fatta edificare la Basilica che doveva conservare le catene oggi esposte in una teca sotto l’altare.

Da esplorazioni archeologiche effettuate sotto l’attuale basilica è stata evidenziata l’esistenza di un intricato complesso urbanistico le cui strutture più superficiali furono in gran parte tagliate ed utilizzate come fondazioni per la realizzazione della chiesa. Gli strati più profondi restituirono resti di abitazioni medio-repubblicane (IV-III secolo a.C.), sopra le quali furono rinvenute due case della fine del II secolo a.C. con splendidi mosaici policromi figurati. Il livello più superficiale, fortemente danneggiato dalle sepolture e dai rifacimenti del pavimento della chiesa, restituì invece una grande domus romana databile inizialmente al periodo neroniano, della quale sono visibili tre bracci di un criptoportico che chiudeva un cortile rettangolare con una vasca centrale e giardini, probabilmente appartenente alla Domus Transitoria o alla Domus Aurea

San Pietro in Vincoli, Roma. Le 20 colonne doriche della navata centrale.

LE COLONNE, dettaglio dell’usura nella parte più bassa, forse dovuta a  catene o corde a cui erano legati animali.

LE COLONNE, dettaglio dell’usura nella parte iniziale, forse dovuta a catene o corde a cui erano legati animali.

San Pietro in Vincoli, Roma. Navata laterale.

San Pietro in Vincoli. LE COLONNE, dettaglio dell’usura nella parte iniziale, forse dovuta a catene o corde a cui erano legati animali.

San Pietro in Vincoli sull’ Esquilino. Roma

LE CATENE

San Pietro in Vincoli, LE CATENE di San Pietro.

San Pietro in Vincoli informazioni.

Bibliografia: I Segreti di Roma – C. Augias

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