Annibale, gli elefanti, le Alpi, un enigma di 2234 anni.

Annibale è un altro di quei miti che non tramonteranno mai. E sapete perché?

ALPI + ANNIBALE = ELEFANTI

ELEFANTI +ANNIBALE = ALPI

ALPI+ ELEFANTI = ANNIBALE

Potete scambiare gli addendi come vi pare, ma il risultato non cambia.

Nominare anche una sola parola delle tre, automaticamente i nostri neuroni si collegano alle altre due. E’ così dalla terza elementare. Dal primo giorno in cui la nostra maestra ci raccontò in che modo e perché gli elefanti misero piede per la prima volta  in Italia.

Andiamo avanti.

ALPI+ELEFANTI+ANNIBALE= ROMA CHE SI PRENDE PAURA

Roma che  pensava di essere protetta dagli DEI, dai suoi GENERALI  e dalle ALPI si accorge invece che no, ciccia.

Le Alpi vengono scavalcate come fossero panna montata.

I suoi generali non fanno che prenderle di santa ragione.

Gli Dei stanno a guardare perché non si era mai visto un tale affronto e un tale coraggio  tutto nella stessa persona.

Si sa, Zeus per primo e tutti gli altri per secondi, esprimono  il meglio di loro stessi solo se il fattore scatenante ha a che fare con guai femminili o eroi offesi. Non solo, ma qui  il problema era una  guerra scoppiata per colpa delle maledizioni di Didone contro Enea e tutti i suoi discendenti, maledizione che lei lanciò poco prima di gettarsi sulla pira in fiamme. Andare a rinvangare quella storia voleva dire tornare a tirar fuori la faccenda della mela che Zeus, privo di ogni senso del giudizio, aveva scaricato a quel tonto di Paride; Troia ringrazia ancora. Quindi nell’incertezza non fecero niente. Rimasero tutti a guardare se la faccenda  si sbrogliava da sola.

LE ALPI.

Scavalcate e domate da uno che di cognome faceva BARCA, se si fosse chiamato MESSNER sarebbe stato tutto più comprensibile.

No dico. Già questo basterebbe per lasciar perdere a cercare di capire come ci riuscì. Certe verità vanno lasciate stare, tanto più si scava e più le valanghe ricoprono tutto. Funziona così.

Eppure tutti ancora qui a  cercare, ipotizzare, scavare, suggerire, studiare i testi antichi….ma NESSUNO ANCORA SA da dove passò.

Mistero.

Gli ultimi tentativi sono stati quelli di alcuni studiosi inglesi che hanno pensato di poter indovinare da dove transitò analizzando gli escrementi fossili lasciati da migliaia di cavalli presso alcune valli…sì vabbè…cavalli…ma quelli degli elefanti dove sono? Saranno ben più visibili di quelli degli equini no? No. Non si trovano.

Ma prima di arrivare a quel fatidico giorno quando Annibale fece CUCU’ ai romani dalla cima della Alpi piemontesi, al giorno in cui Cartagine gli riferì che il suo passaporto era scaduto e che doveva tornare a casa, passarono 13 anni.

13 ANNI.

Cosa fece per 13 ANNI???

Beh prima di tutto, messo piede nella Pianura Padana le suonò di santa ragione a due generali romani usando l’effetto sorpresa elefanti. I poveri pachidermi morirono però tutti già indeboliti dalla gita in montagna. Sopravvisse solo SURUS il suo elefante personale, che però tenne botta solo qualche altra settimana e poi anche lui lasciò a piedi il suo amato padrone.

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Elefante, bronzo, fine II sec d.C – Museo archeologico di Bologna

Annibale cambiò destriero, salì quindi su un cavallo e proseguì verso SUD.

VERSO ROMA?

No.

ROMA O MORTE?

No.

Annibale non era Garibaldi.

Forse ci pensò.

Forse fu tentato.

Neanche la testa di suo fratello lanciatagli davanti alla sua tenda lo convinse.

Tutte le strade SI SA portano a Roma.La sua invece NO.

Ci arrivò vicino, ma poi girò i tacchi e la lasciò lì dov’era.

Lui inseguiva un sogno di gloria, quei sogni che come quelli di Alessandro Magno, Giulio Cesare, Napoleone, Cavallo Pazzo, Gengis Khan… si materializzavano in anni di una missione santa che catalizzava migliaia di soldati nella rincorsa di un obiettivo che più ti ci avvicinavi più si allontanava. Quel tipo di sogno che si infila nelle vene di chi lo ha partorito e si mescola nel sangue fino a diventare invisibile a tutti. Ma tu che ce l’hai dentro, lo vivi e te ne nutri perché senza di esso ti accorgi che la tua vita non avrebbe più senso.

Se avesse conquistato Roma poi che cosa avrebbe fatto?

Si sarebbe annoiato a morte?

Il suo sogno sarebbe finito?

Mistero.

Quindi nel dubbio la lasciò lì.

Non è la meta ciò che conta, ma è il VIAGGIO. E’ così che si dice no?

E così fu anche per Annibale. Tutti si sono chiesti che senso avessero avuto quei 13 anni a girare su e giù per il sud e centro Italia, a guerreggiare con i romani, arruolare popoli tra le montagne italiche, arrivare fin sotto  le mura di Roma per fargli prendere il più grande SPAVENTO della sua storia e poi lasciarla lì..

Si favoleggia anche che in quei 13 anni non si innamorò mai di nessuna donna, eppure di bellezze calabresi ce ne saranno pure state.

Niente.

Lui era innamorato del suo sogno.

Lo scopo di Annibale era quello di essere RICORDATO. Roma doveva ricordarsi di lui e di quello di cui era CAPACE. Questo voleva Annibale. Decine di storici nei secoli gli diedero ragione. Siamo pieni di libri che ce lo raccontano.

FU RICORDATO.

Provateci voi a stare in territorio nemico per 13 anni, godervi il sole, il cibo e tra una partita a dadi e l’altra, infilarci alcune tra le più grandi battaglie della storia. Il TRASIMENO non è più solo un lago…CANNE non è più solo un paese pugliese, le ALPI non sono più solo montagne.. Ci poteva riuscire solo uno che era sostenuto da un sogno e da un esercito che ipnotizzato da una personalità fuori del comune sarebbe stato un grande esempio da studiare nella PSICOLOGIA DELLE MASSE che tanto divenne di moda nelle nostre, ahimè, guerre mondiali.

QUINDI CHE SI FA? si chiese Roma…

Andarlo a toccare troppo pericoloso. Peggio di un’ortica.

Troppi eserciti dissolti come neve al sole.

Fargli cambiare idea su Roma non era un rischio che si potesse correre. Nessuno voleva più vederlo sotto le mura.

Quindi ?

Bisognava gestirlo a distanza, mantenere sempre una certa distanza di sicurezza. Era l’unica soluzione.

Una distanza di sicurezza che alla fine prese le dimensioni della DISTANZA che separa Roma da Cartagine.

I romani spedirono SCIPIONE L’AFRICANO direttamente a casa del Barca, a casa sua.

In AFRICA.

E si sa la mamma è sempre la mamma.

Cartagine disperata richiama a casa il suo figliol prodigo nella speranza che possa salvarla, ma Annibale, strappato dal suo sogno italiano, sulla terra madre che forse neanche considerava più sua, le prese di santa ragione per la prima e ultima volta della sua carriera militare.

La guerra finì.

Annibale chissà…. come dice Paolo Rumiz nel suo libro, fu forse sconfitto perché ormai era più italiano che africano e Scipione che invece da anni aveva l’incubo africano in testa, si sentiva più africano che italiano.

Roma finalmente respirò, ma si trascinò nei SECOLI il mito di quello spavento che qualcuno ha paragonato al nostro 11 Settembre. Per spaventare i bambini disubbidienti le matrone romane non fecero che usare lo spauracchio africano praticamente fino a due giorni fa :

“Se non mangi tutto, stanotte arriva Annibale e ti porta VIA!”

e se poi sentivano bussare alla porta peggio ancora: “Guarda bene dalla finestra CHI E’ prima di aprire…. che non sia Annibale”

Eppure Annibale fu un grande incompreso in patria.

Fuggì in Oriente cercando di rimettere insieme i pezzi di quel sogno infranto e come il suo più acerrimo nemico, Scipione, morì dimenticato dal suo popolo.

Diventò però IMMORTALE per tutti gli altri.

Come di fatto voleva lui. 🙂

BIBLIOGRAFIA

Annibale. Un viaggio

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Dettaglio Sarcofago I sec d.C Museo Archeologico di Bacoli

BIBLIOGRAFIA:

Polibio :  Storie. Testo greco a fronte: 5

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2 thoughts on “Annibale, gli elefanti, le Alpi, un enigma di 2234 anni.

  1. L’ha ribloggato su Verba Volant Monumenta Manente ha commentato:

    18 DICEMBRE 218 A.C – LA BATTAGLIA DEL TREBBIA
    “Dopo aver perlustrato il luogo vedendo che era boscoso e pieno di nascondigli, prestandosi a coprire anche i soldati a cavallo, qui pensò di attirarvi i nemici, nascondendosi. A destra e a sinistra dello schieramento, davanti alle ali di cavalleria (composte da oltre 10.000 cavalieri), furono posti gli elefanti, che, usciti dalle ali estreme, seminarono il terrore fra i cavalli, non solo per il loro aspetto, ma anche per l’insolito odore.
    Questa sconfitta generò in Roma un tale spavento che si credeva che Annibale sarebbe giunto in città con le insegne ostilmente spiegate”[T.Livio Libro XXI]

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  2. Pingback: Annibale, un viaggio – Hannibal, a journey. | Verba Volant Monumenta Manent

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