Il vero principe di Mozia. Un auriga bello come un dio greco.

L'Auriga di Mozia - photo copyright CD

L’Auriga di Mozia – photo copyright vvmm

The real prince of Mozia island..a charioteer  beautiful as a god..

“Alcimedonte, chi altro fra i Greci ti è pari nel tenere a freno e guidare lo slancio dei cavalli immortali, tranne Patroclo, quando era vivo?..Ora prendi la frusta e le lucidi redini, io scenderò dal carro e combatterò. Così disse e Alcimedonte balzò sul carro, prese in mano rapidamente la frusta e le redini….ma lo vide lo splendido Ettore e subito disse ad Enea : possiamo sperare di prenderli ..e speravano molto nel loro cuore di uccidere gli aurighi e catturare i superbi cavalli. Sciocchi. Erano destinati a versare il loro sangue per mano di Automedonte che disse ad Alcimedonte fedele compagno: Alcimedonte, trattieni i cavalli non lontano da me, che mi soffino nella schiena!”  [Iliade Libro XVII 474-515]

Nel mio recente viaggio alla scoperta delle bellezze puniche e greche della Sicilia Occidentale, ho rischiato la sindrome di Stendhal quando approdata nell’isola di Mozia, all’interno del suo museo, mi sono ritrovata davanti la statua del così detto “Giovinetto di Mozia”, chiamato anche Auriga di Mozia. Entrando nella sala appena varcato l’ingresso, ti ritrovi alle spalle della statua, che dalla penombra ti colpisce come una raffica di vento micidiale. Ti fermi e stordito resti lì a guardare perchè la bellezza di quel corpo scolpito ti impedisce di proseguire per ammirarla dal davanti. Sarebbe già sufficiente fermarsi lì. La tunica lo avvolge come fosse seta, non marmo. La schiena, i glutei e le gambe sono così plastici che pensi che siano veri. Lo guardi e in testa ti sale la domanda : “ma chi è? chi sei? da dove vieni?” Perchè, pensi, un personaggio del genere non può essere uno qualunque, non può essere un comune mortale.

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L’Auriga di Mozia – photo copyright vvmm

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L’Auriga di Mozia – photo copyright vvmm

Poi avanzi e la guardi dal davanti. Una statua così splendida che mi pare quasi impossibile che sia conservata su una piccola isola di una laguna famosa per essere il bacino di sale siciliano anzichè in un grande museo di una grande città. Eppure eccola qui. Resto a fissarlo per diversi minuti senza pensare, i neuroni paralizzati. Poi con molta calma abbasso gli occhi e leggo cosa dice la didascalia posta ai suoi piedi:

Provenienza: isola di Mozia, zona K, Ottobre 1979 – rinvenuto sotto un cumulo di detriti in giacitura secondaria, altezza approssimativa (mancano infatti i piedi) 1,94mt. Marmo bianco a grana grossa cristallina di origine anatolica con tracce di policromia .

Datazione: secondo quarto del V secolo a.C probabile committenza punica o bottega siceliota.

Descrizione: personaggio maschile stante vestito con lunga tunica pieghettata. La resa dei muscoli delle spalle suggerisce la posizione delle braccia mancanti, la destra protesa in avanti la sinistra piegata e appoggiata sul fianco di cui restano parte delle dita della mano.

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Sì va bene penso..ma chi sei ? La statua attribuita a un maestro greco attivo in un periodo di poco anteriore al V secolo a.C è stata recentemente identificata con Alcimedonte, il capo mirmidone greco, figlio di Laerce, descritto da Omero nell’Iliade. Guidò il carro di Achille, trainato dagli immortali destrieri Balio e Xanto, fuori dallo scontro per la contesa del corpo di Patroclo. E’ stato possibile risalire all’identità del personaggio grazie al nome Alchimedon iscritto su un cratere attico rinvenuto nell’area del tempio del kothon.

Mozia è un’isoletta con una circonferenza di circa 2700mt, che fu insieme a Solunto e Palermo una delle tre città fondate dai Fenici nell’VIII sec a.C. Ora un grande sito archeologico all’aperto con ancora visibili quasi tutte le mura che la circondavano in sua difesa, è visitabile con un percorso affascinante e molto suggestivo, considerata soprattutto la sua storia. Fiorente cittadina commerciale si difese sempre molto bene, protetta dalla laguna conobbe secoli d’oro e di pace con commerci e scambi con i greci e il popolo degli Elimi della terraferma. Fu purtroppo rasa al suolo nel 397 a.C da Dionisio I di Siracusa, nonostante avesse chiesto aiuto ai Cartaginesi che però non riuscirono a salvarla. La sua popolazione fu sterminata, ma pochi superstiti riusciti a scappare, si rifugiarono a Capo Boeo e fondarono Lilibeo, l’attuale città di Marsala.

Il ritrovamento dell’auriga entrò subito nei racconti epici della tradizione dei moziesi. La sua straordinaria bellezza, come racconta un pannello esplicativo all’interno del museo, colpì subito coloro che lo avevano scoperto e su di lui i racconti si sono tramandati negli anni : ( la picconata dell’operaio sul ginocchio della statua ….

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…la veglia notturna del custode per non lasciare la statua incustodita nel sito archeologico…il viaggio sul trattore dall’area k al magazzino…la statua avvolta nei materassi e nelle coperte dei custodi perchè non subisse gli scossoni del trattore….)

L’ipotesi che va per la maggiore è quella che fu nascosta  per salvarla durante l’assedio di Dionisio. Messo in una buca e ricoperta con detriti di vario genere fa pensare ad un nascondiglio pensato di proposito. Non solo, ma la statua rivela anche segni e abrasioni da trascinamento che appunto rinforzano questa tesi.

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Fu amata immediatamente. Restaurata, la testa era inizialmente staccata, lasciò la sua isola solo nel 1986 per essere esposta nel nuovo museo di Marsala. Da lì fu mandata a Venezia nel 1988 in occasione della prima mostra mai realizzata sui Fenici. Da allora ha girato il mondo inserito in mostre organizzate per i giochi Olimpici,  il suo ultimo viaggio a Londra per le Olimpiadi del 2012. Come recita il pannello, la statua veniva esposta sempre con supporti statici, ma ora finalmente, ritornato a Mozia e grazie ad una nuova tecnologia di supporto, è libero di essere visto senza nessuna costrizione . Questa sua nuova libertà recuperata si spera che non gli faccia più “desiderare” di andarsene in giro per il mondo e di rimanere per sempre sulla sua isola.

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Lo guardo ancora per un po’ e penso che sì, un principe deve restare nel suo regno soprattutto ora  che la terra lo ha liberato dall’oscurità dove ha dormito per secoli. Bello e impossibile, come recitava una canzone, ti guarda e sembra dirti che questa è la sua isola, lui ne è il vero padrone, lui solo e nessun altro.

Fondazione Whitaker

Sito Isola di Mozia

Per raggiungere Mozia

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