ALESSANDRO MAGNO, ci era o ci faceva?

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Alessandro Magno, mosaico, Casa del Fauno, Pompei – Museo Archeologico Napoli

Alessandro nacque nel 356 a.C.

Figlio di re Filippo di Macedonia, famoso per essere un grande stratega, bevitore, festaiolo e donnaiolo tutto contemporaneamente e di Olimpia, una madre che era tutto un programma, crebbe felice e libero di fare sempre quello che voleva cercando di non sfidare troppo le ossessioni della mamma che lo tormentarono sin da piccolo.

Olimpia era bellissima, intelligente, ovviamente principessa, un’invasata con i riti Dionisiaci, danze, preghiere e oracoli dalla mattina alla sera fino a portarsi a letto serpenti ammaestrati. Pure lei sempre tutto contemporaneamente.

In pratica il piccolo Alessandro aveva due genitori che erano tranquilli solo quando dormivano.

Anzi no.

La bella mamma, un giorno, andò dicendo che durante una notte fu colpita da un fulmine mandato da Ammone trasformatosi poi in serpente, tanto per rimanere in tema di animali domestici preferiti, e con lei concepì proprio Alessandro.

Dopo quella storia, Filippo si guardò bene dal frequentare ancora la moglie e se ne cercò un’altra meno pericolosa e un po’ più normale. Quando Alessandro iniziò a diventare grandino e ogni tanto si comportava da invasato, si convinse che suo figlio qualcosa di divino forse ce lo aveva sul serio.

Due genitori che non erano proprio un modello di normalità e di equilibrio, miracolosamente, non si capisce come, gli diedero come maestro nientepopodimeno che Aristotele.

Diciamocelo pure, senza dubbio Alessandro aveva del talento tutto suo, riuscire ad emergere in una famiglia del genere bisognava essere bravi per forza.

Aristotele avrà fatto il resto.

A complicare una giovane personalità in crescita e che non fece che rafforzare le manie del ragazzino, ci fu la lontana discendenza bis-bis centenaria di Olimpia, che si diceva nipote di Achille.

Già a 15 anni dichiarava che alle Olimpiadi, lui che era velocissimo a correre, non ci sarebbe andato a meno che gli altri concorrenti non fossero stati tutti dei re.

Era tanto sicuro delle sue capacità che iniziò a lamentarsi che il padre non faceva altro che conquistare popoli e terre a destra e a manca senza così lasciare a lui niente da fare quando avrebbe ereditato il regno.

Ma alla fine lo ereditò.

Aveva 20 anni.

E adesso che si fa? pensò aggrottando le sopracciglia.

Sellò Bucefalo.

Dopo aver sistemato i territori della Grecia con alle spalle un regno piuttosto stabile si dedicò anima e corpo al suo sogno e alla sua cavalcata ventre a terra verso deserti sconosciuti.

Spinto da oracoli che lo favorivano e che lo volevano il conquistatore del mondo si fermò a Troia sulla tomba di Achille e tutto nudo le corse intorno osannando le sue gesta.

L’esercito lo guardò dall’alto della collina, pensando certamente che la testa non ce l’avesse proprio a posto, ma fino ad allora le sue vittorie lampo e la fuga di Dario davanti al loro esercito dovevano essere un segno che gli dei lo amavano nonostante fosse così strampalato.

Finita la sceneggiata galoppò verso sud, arrivò in Egitto, pregò il suo papà divino Ammone, gli costruì un tempio più grande, fondò Alessandria e ripartì.

Ogni tanto cambiava cavallo perché Bucefalo invecchiava più velocemente di lui perciò preferiva usarlo solo in battaglia.

Una volta gli fu rubato.

Con una divinità per capello minacciò l’ambasciatore che era venuto a chiedergli il riscatto, che se non glielo riportava nel giro di due minuti, avrebbe sellato un altro cavallo, sarebbe andato a casa sua, avrebbe ucciso tutta quanta la sua famiglia, nonne e nonni compresi e già che c’era avrebbe raso al suolo tutto il villaggio.

Bucefalo gli fu restituito in un nanosecondo insieme alle chiavi del villaggio

Arrivarono fino in Pakistan. In dieci anni conquistò tutto quello che ebbe davanti. Fondò una decina di altre Alessandrie e anche una Bucefalia quando il suo amato destriero decise di lasciarlo a piedi.

Si svegliava la mattina, guardava l’orizzonte e diceva:

Voglio andare .

Là dove?

Non lo sapeva neanche lui.

Lui partiva per seguire il suo sogno, non l’impresa.

E tutti quanti dietro.

Vinceva sempre.

Non mandava neanche degli esploratori a controllare cosa celasse quell’orizzonte. Ci andava lui direttamente. Perché se incontrava da solo qualcuno con cui menar le mani o farsi una corsetta per vedere chi era più veloce, si divertiva di più.

Le ricchezze di quei popoli lo resero un Creso, l’esercito era sempre più rimpinzato di bottini e lui era visto come un dio.

Un giorno però si stufò di sentirselo dire, che la smettessero di ripeterlo accidenti!! Lui era un uomo non un dio!! Si ferì pure il braccio per far vedere che nelle vene aveva sangue e non linfa divina.

Barlume di senno? non si sa…

Massacrò con ferocia chi osava oltraggiare la sua Grecia. Distrusse e rase al suolo Persepoli perché i suoi regnanti avevano torturato e ucciso dieci prigionieri greci. Il suo popolo non si toccava. Non c’erano processi, ma sentenze immediate.

E se qualcuno dei suoi amici si azzardava a dirgli che così non si faceva, lui di tutta risposta si rinchiudeva nella sua tenda, da solo, per tre giorni senza mangiare e senza parlare con nessuno tenendo il muso.

Vi ricorda qualcuno?

(Achille e il suo broncio sotto le mura di Troia).

Onestamente affascinato dai popoli orientali comunque cercò sempre di integrarsi e di fare in modo che il suo esercito e la sua gente facesse lo stesso. Era convinto che la grecità fosse superiore ma non disdegnava l’idea che si mescolasse con quella orientale. Sposò una donna persiana per dimostrarlo e rimase affascinato da come alcuni sacerdoti con la sola forza del pensiero si suicidarono sedendosi su una pira in fiamme senza proferire un suono.

Si può immaginare la sua espressione nell’osservare una tale scena. Quale dio che lui non conosceva e con cui non aveva mai parlato poteva mai dar loro una tale forza?

Andava incontro alla morte senza farsene una preoccupazione, si riteneva invincibile.

Non solo in battaglia dove era sempre in prima fila, ma anche nella sua tenda non se ne curò affatto, quando malato da giorni e quasi in fin di vita, nessun medico osò curarlo perché la paura di essere poi messi a morte se non sopravviveva era troppo grande.

Lui era sicuro che non sarebbe morto, ma alla fine il suo medico personale e amico, osò farsi avanti perché in fondo gli voleva bene, nonostante il giorno prima ad Alessandro fu recapitata una lettera che diceva che il medico era in realtà un traditore e che lo avrebbe avvelenato.

Arrivato il medico, Alessandro gli diede la lettera e mentre quello la leggeva a voce alta, lui beveva dalla coppa che gli aveva appena dato. Una scena da teatro.

“Tu leggi pure, io bevo” gli disse.

Ma un giorno l’esercitò si stancò.

Arrivati in India quando Alessandro si alzò, guardò fuori dalla tenda, puntò il dito all’orizzonte e disse:

Andiamo !

Gli risposero:

Vacci da solo.

Un esercito che fu ammaliato per un decennio da quel ragazzino con un carisma inarrestabile, che nelle battaglie si inventava stratagemmi incredibili per ingannare il nemico molto superiore a lui, era arrivato alla frutta.

Una notte in riva all’Eufrate fece sbattere a tutti quanti e per tutta la notte pentole, padelle e spade così da far credere all’esercito nemico, che era sull’altra sponda, che li avrebbero attaccati proprio con il favore del buio. Quelli ci cascarono e scapparono.

Nonostante questo genio militare quell’esercito decise di abbandonarlo al suo sogno.

Loro erano stufi. Iniziarono i complotti per eliminarlo. Tornati a Babilonia, Alessandro morì dopo alcuni giorni di agonia, forse avvelenato, forse malato, forse per i troppi bagordi dell’ultima festa. Non si sa.

Ma fino all’ultimo il suo fascino catturò le persone intorno al suo letto, che avidi di sapere a chi lasciava tutto quel ben di dio lui rispose:

Al migliore” e subito dopo morì,  a 32 anni, senza dire chi fosse.

Marameo

 

I PIU’ GRANDI AMMIRATORI DI ALESSANDRO

ALESSANDRO E IL SUO BUCEFALO

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Bronzo, forse II sec a.C , Alessandro e Bucefalo , cavallo aggiunto successivamente. Museo Archeologico di Firenze

Alexander (Special Edition) (2 Dvd)

Bibliografia:

Plutarco –  da Vite Parallele, Vita di Alessandro – Newton Compton Editori

I.Montanelli – Storia dei Greci  – Ed. bur

 

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