TIBERIO,quando l’infanzia ti segna per la vita.

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Tiberio Giulio Cesare Augusto nato nel 42 a. C fu il secondo imperatore romano.

Non notate nulla di strano in questa affermazione?

No?

Fu il SECONDO imperatore romano.

Prima di lui, cioè il primo, fu il DIVINO AUGUSTO.

Colui che fu il fondatore di un Impero che tutto il pianeta ancora ci invidia. Non solo, era anche bello, intelligente, incorruttibile e nientepopodimenoche l’erede di un altro divino in terra, GIULIO CESARE.

Ora, secondo voi diventare imperatore subito dopo un personaggio del genere poteva essere una cosa facile? Quello a cui tutti dovremmo fare riferimento quando si dice che essere secondi è sì bello, ma comunque una sfiga da cui risorgere è quasi impossibile, è lui. Tiberio.

Fu bello, intelligente, bravo, un ottimo militare ma pur sempre un SECONDO. La sua vita perennemente messa a confronto con un personaggio che da morto era diventato più divino di quanto non lo fosse stato da vivo, non aveva possibilità di un confronto ad armi pari.

Quindi Svetonio o Tacito hanno un bel da dire che era un depravato dedito ai bagordi e alle orge, nessuno al mondo si sarebbe mai sognato di affermare che anche se non era come Augusto, forse era stato un imperatore decente. Il confronto era troppo ravvicinato nel tempo.

Lui fu il primo a rendersene conto. Cosa che denota immediatamente quanto fosse sveglio.

Quando alla morte di Augusto c’era solo lui come erede farfugliò subito che lui NO il potere NON lo voleva!

Se ne andò in giro per mesi dicendo che lui quella “schiavitù” non la voleva proprio, ci scherzava pure sopra e nonostante il senato, rimasto orfano del grande padre ormai lo supplicasse in ginocchio, tergiversò così tanto che a Roma la gente iniziò a perdere la pazienza.

MA CI E’ O CI FA?

Alla fine piagnucolando disse:

“Vabbè, se proprio volete farò l’imperatore, ma ME NE VADO QUANDO VOGLIO IO CAPITO?” giusto per mettere in chiaro che lo stavano costringendo.

MA CHI ERA TIBERIO?

Figlio di un pretore grande sostenitore di Giulio Cesare prima e di Marco Antonio poi e di Livia, la futura moglie in seconde nozze proprio di Augusto, ebbe un’infanzia difficile, sempre COMPAGNO DI FUGA dei genitori.

Quando la moderna PSICANALISI dice che i primi quattro anni di vita di un bambino sono fondamentali per la sua crescita intellettiva e comportamentale, beh…ha ragione.

Tiberio visse sulla sua pelle di bambino l’eterno terrore di essere fatto fuori visto che i suoi genitori non fecero altro che scappare inseguiti dai seguaci di Augusto (che all’epoca però era ancora chiamato con il suo nome, Ottaviano)

Scampò ad attentati e incendi tra la Campania, la Sicilia e la Grecia.

Sbattuto a destra e sinistra nelle rocambolesche fughe fu sicuramente preso a schiaffoni ogni volta che poveretto tentava di esprimere il suo disagio piangendo. Come quella volta a Napoli che, nella fuga verso la nave, si mise a piangere per ben DUE VOLTE perché strappato dalle braccia della nutrice…

Rivelando la loro presenza, a momenti fece catturare tutti quanti a forza di strillare…

Quanti schiaffoni si sarà preso lì lo sa solo lui, per non parlare che magari tentarono pure di soffocarlo per farlo stare zitto.

Finite le ostilità tornarono tutti a Roma e il padre di Tiberio ormai anziano lasciò che la moglie andasse in sposa ad Augusto che era follemente innamorato di lei. Tiberio aveva 4 anni.

Per 27 anni visse all’ombra del divino, con una madre che, dobbiamo dargliene atto, era più furba di una volpe. Manipolò tutto e tutti pur di infilare il figlio nella successione dinastica, ma Augusto nonostante lo avesse adottato, mai e poi mai si lasciò convincere.

Alla fine preferiva sempre qualcun altro in una dinastia dove i predestinati però, morivano come mosche.

 Una STRAGE di figli, cugini, nipoti. Augusto pur essendo divino non poté nulla contro la malasorte e le macchinazioni della moglie.

Tiberio in tutto quel circo di nomine, morti, ri-nomine e altri morti si buttò nella carriera militare. Sempre all’estero pensò di stare a debita distanza da tutto quel macello familiare.

Fu un ottimo generale, amato dalle legioni e dal popolo, si dedicò anima e corpo ad onorare i titoli che Augusto continuava a dargli. Eppure non fu mai apprezzato.

Era cresciuto con il terrore che la signora con la falce si nascondesse ovunque e con una madre che invece lo voleva più presente nella vita politica e sotto i riflettori per poterlo favorire. (Quando una madre non capisce niente di cosa un figlio invece ha bisogno e soprattutto non è capace di lasciarlo in pace).

Tiberio con la sua mania di persecuzione partorì quindi una strategia di difesa:

L’ISOLA.

A 36 anni costretto a sposare in seconde nozze la figlia di Augusto che era, diciamocelo pure, una ninfomane, disse a tutti che era stanco e che voleva andarsene a RODI perché quell’isola gli piaceva molto e voleva dedicarsi ai suoi hobby.

HOBBY???

NO TU RESTI QUI. Gli dissero mamma e papà adottivo.

ALLORA IO DIGIUNO E MI LASCIO MORIRE DI FAME. Rispose lui.

Partì per Rodi il giorno dopo e ci restò per sette anni.

Roma iniziò a guardarlo di traverso…ma come? Lasci la tua mamma? Il tuo papà adottivo che è pure divino? Lasci la bellezza di una città eterna? Allora forse non sei degno…

Prime crepe.

Ma si sa, l’amore di mammà non si ferma davanti a nulla.

Guarda caso i nuovi pupilli di Augusto, i suoi nipoti Caio e Lucio visti come i futuri reggenti fanno la fine di tutti gli altri…com’è come non è, non si saprà mai cosa veramente li strappò alla loro giovane vita. Deserto familiare.

E ADESSO? CHE SI FA?

UH…c’è TIBERIO…

…fu ripescato dall’oblio… o meglio… dall’isola.

Tiberio viene richiamato dopo che oltretutto gli era stato negato il ritorno quando una mattina, due anni prima, si era svegliato con un po’ di nostalgia e aveva scritto che voleva tornare dai suoi cari.

Messo subito a confronto con GERMANICO, figlio di suo fratello, che nel frattempo era diventato il Brad Pitt delle legioni romane, bello, figo, intelligente e amato da tutti, quando morì all’improvviso fu accusato della sua morte prematura. Anche Germanico finì quindi nella lunga lista nera degli eredi del divino finiti sottoterra.

Altre crepe.

C’era poco da fare…la sua vita era sempre sull’orlo del sospetto, che facesse o non facesse ormai il popolo lo guardava di traverso. E poi il divino non lo aveva mai preso in considerazione più di tanto… quindi i conti non tornavano…

ALLA FINE PERO’DIVENTO’IMPERATORE

A 56 anni. Erano morti tutti, c’era poco da scegliere.

Mamma Livia gongolò, ma lui non le diede mai nessuna soddisfazione. Non riuscì mai a perdonarle la sua ossessione a farlo diventare imperatore quando lui invece voleva dedicarsi ai suoi hobby e gozzovigliare sulle sue isole. Chissà… l’infanzia violata lascia strascichi a volte insolubili anche per i suoi protagonisti.

Fu UN IMPERATORE saggio.

La sua REGOLA NUMERO UNO fu:

Non tocco niente di quello che ha fatto il divino. “Lascio tutto così com’è” per sicurezza.

Altro segno che sapeva perfettamente di essere un SECONDO.

REGOLA NUMERO DUE:

Non impoverì mai il popolo, sempre per sicurezza: “Le pecore vanno tosate e non scorticate” disse una volta in senato..

REGOLA NUMERO TRE:

Lasciò fare al senato praticamente tutto. “Io sto a Capri e controllo da lontano”, sempre per sicurezza.

Fu un ottimo generale per anni, continuò a mantenere sicuri i confini dell’impero, si dedicò alle arti e alla cultura e cercò sempre di non pestare troppo i piedi a nessuno fino a quando il suo amato figlio DRUSO MINORE, avuto dall’unica donna che avesse mai amato, cioè la prima moglie Vipsania, non morì in circostanze misteriose.

Afflitto e ormai anziano salutò Roma e scappò sulla ISOLA PREFERITA NUMERO DUE:

CAPRI.

Governò da lì lasciando Roma in mano a Seiano suo pretore.

Si dedicò a costruire ville a destra e a manca, dodici se ne contano oggi.

Ormai sfinito da una vita decisamente faticosa come non dargli ragione se aveva voglia di gozzovigliare? Vino cibo e donne furono i suoi hobby preferiti. Mentre frotte di storici non fanno altro che tentare di riabilitare Caligola e Nerone un sociopatico e un narciso che forse sì qualcosa di buono fecero, non volere riabilitare Tiberio perché per un certo tempo fu un godurioso, è un po’ eccessivo. Tiberio aveva dedicato tutta la vita a Roma e mai cercò di danneggiare il popolo con il suo comportamento né svuotò mai le casse dello stato. Voleva divertirsi per non stare sempre a pensare che tutti lo volevano morto. No dico… Vogliamo proprio dargli torto?

Comunque…

la sua mania di persecuzione raggiunse l’apice quando scoprì che il suo Druso in realtà era stato ucciso da un complotto del suo fidato pretore SEIANO e dalla moglie del figlio, sua amante…altri traditori…il dolore lo travolse..

BASTA. ADESSO BASTA.ERA STUFO.

FU UNA STRAGE.

Si dedicò anima e corpo a farla pagare a TUTTI, a chiunque, non importava chi fosse, bastava che un pescatore gli mettesse paura perché sbucava da dietro uno scoglio FACENDO CUCU’, che dava ordine di sfiguragli la faccia con le chele di un aragosta.

La paura di essere fatto fuori ormai lo ossessionava a tal punto che fece uccidere praticamente tutti quelli che erano in linea dinastica come possibili eredi.

In tutto quel mucchio di morti però si salvò, non si sa come, Gaio.

GAIO CHI?

CALIGOLA

Che se moriva probabilmente sarebbe stato meglio, non per noi perché ne abbiamo fatto un caso storico, ma per quelli che ebbero la sfortuna di conoscerlo.

TIBERIO così trascorse gli ultimi anni sul chivalà, dedicandosi all’astrologia e snobbando gli dei, ormai credeva solo nel destino, negli uomini no di sicuro.

Uomo chiuso e misantropo, introverso e poco loquace per tutta la vita convisse con le sue paure, morì a Miseno in Campania quando preso forse da NOSTALGIA decise di tornare a ROMA per morire lì, ma la sua PAURA fu di nuovo più forte di lui e a poche miglia dalla città eterna fece dietro front per tornarsene sulla sua isola.

Non ci arrivò mai.

Visse intensamente, eterno secondo consapevole, ancorato alla realtà in modo spasmodico sempre in fuga dalla morte. Gli ultimi anni fu visto passeggiare sulla sua amata isola con una corona di alloro in testa perché convinto che lo potesse proteggere dai fulmini quando c’erano i temporali.

Sai com’è .. per sicurezza… la morte è sempre in agguato.

Non so voi, ma a me Tiberio ha sempre fatto un po’di tenerezza.

Bibliografia: Vita dei Cesari – Svetonio

3 thoughts on “TIBERIO,quando l’infanzia ti segna per la vita.

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