IL MITO DI ACHILLE

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Teti immerge Achille nello Stige – A.Borel Rogat, 1788 – Galleria Nazionale di Parma

Se non fosse stato per Zeus che non voleva rovinare il matrimonio di Teti con il mortale Peleo e combinò invece un bel guaio, del loro pargoletto iracondo probabilmente non si sarebbe mai sentito parlare.

Com’è che andò?

Per cominciare, due parole sulla sua meno famosa mamma, la ninfa Teti, che per bellezza e seduzione gareggiava alla grande con la stessa Afrodite, tant’è che Zeus se la voleva impalmare senza troppi complimenti, ma una profezia vaticinò che il figlio della fanciulla sarebbe diventato potentissimo. Zeus ovviamente fece marcia indietro di corsa, anzi per sicurezza decise che era meglio che la fanciulla sposasse un comune mortale per essere sicuro che il frutto del matrimonio non se ne venisse poi fuori un giorno con delle pretese fuori luogo.

Teti protestò indignata, ma il prescelto, il giovane pastore Peleo, una volta ricevuta la notizia di quanto sarebbe stato fortunato, fece di tutto per conquistarla e guarda un po’ ci riuscì…lottò contro tutte le resistenze della ninfa che pur di staccarselo di dosso si trasformava di continuo, da vento a serpente, da albero a seppia, da leone a acqua…tanto si dimenò la poverina che alla fine si innamorò .

E matrimonio fu.

In gran pompa magna Zeus organizzò una super festa invitando tutti, cori ,danze e regali investirono gli sposi, dee, dei, centauri e ninfe si unirono ai festeggiamenti. Una gran baldoria dove il vino per la prima volta scorse a fiumi.. C’erano tutti.

Tutti tranne Eris, la dea della Discordia.

Zeus non la invitò. Possiamo azzardare il motivo visto il nome.

Nemmeno Ares suo fratello, che di Eris aveva sempre avuto bisogno per nutrirsi di guerre, si era azzardato ad invitarla. Eris era una tipetta poco divertente, andava in giro vestita stracciata e sanguinante, con tanto di benda in testa, circondata da otto marmocchi che frignavano di continuo, Dolore, Fame, Pena, Oblio, Ingiustizia, Stento, Menzogna e Bestemmia.. praticamente i walking dead dell’antichità.

Diciamocelo…invitare un personaggio del genere ad un matrimonio è comprensibile che fosse un tantinello difficile…

Quindi per vendicarsi Eris si presentò lo stesso e nel bel mezzo della festa lanciò a Zeus, davanti a tutti, una mela d’oro con scritto “alla più bella”.

Pausa di riflessione:

[Come si potesse sperare, che in qualunque modo Zeus avesse sbrogliato quella faccenda, l’esito non sarebbe stato una qualche funesta opera con un catastrofico destino? Una che era famosa per scatenare discordie, guerre e per lanciare al seguito quegli otto mocciosi a completare l’opera, come poteva mai entrare in scena senza lasciar pensare a quanta sfiga le sarebbe andata dietro?]

A nessuno gli venne in mente o per lo meno nessuna fonte ci racconta che a qualcuno venne qualche dubbio o che si preoccupò. Il problema principale era mollare la mela alla più bella il prima possibile per continuare a festeggiare.

Zeus come al solito per togliersi d’impaccio visto che Era, Afrodite e Atena si erano già scatenate e prese per i capelli su chi fosse la Miss Olimpo, gettò la patata bollente (o meglio, la mela bollente) al povero Paride, figlio di Priamo di Troia, che in quel momento faceva una vita da pastore un po’ derelitto e dimenticato da tutti (per diventare poi indimenticabile nella storia di tutto l’universo ) in cima ad un monte…

Saltiamo l’esito della disputa che tutti sappiamo finì con Afrodite che gli promise Elena di Sparta e lui, che tanto furbo non era, anzi era tanto tonto quanto bello, ci cascò e le diede la mela.

Così da quel famoso matrimonio nacque Achille, bimbo bellissimo, ovviamente mortale e sua madre sempre afflitta da questo pensiero, per rendere il figlio almeno il più invulnerabile possibile, lo inzuppò a testa in giù nello Stige tenendolo con due dita per un tallone. Crebbe forte, invincibile, seduttore inarrestabile e con un caratterino difficile; divenne un guerriero temuto da tutti quando per colpa della famosa mela si ritrovò sotto le mura di Troia a combattere una guerra che lo avrebbe portato alla morte. Per colpa di una donna (l’ennesima nella storia), si ritrovò divorato dall’ira.

Donne e mele sono un accoppiata che andrebbe evitata (vedi Eva e Biancaneve per citarne qualcun’altra).

Agamennone gli aveva portato via la sua bella schiava Briseide, di cui era follemente innamorato. Lui che era l’ago della bilancia di quella guerra, lui che con le sue armi era il terrore dei Troiani, lui che era stato trascinato lì perchè altrimenti i Greci erano spacciati, lui decise che allora era peggio per tutti quanti!! Se l’erano cercata.

Apostrofò Agamennone con “o ubriaco, o faccia di cane, o cuore di cervo!!” e si rinchiuse nella tenda posseduto dalla sua ira e tanti saluti.

Ci provarono tutti a farlo uscire di lì, ma niente. Anzi, visto che la tenda gli stava un po’ stretta passava le giornate in spiaggia a strimpellare con la cetra sordo  a tutti quelli che lo cercavano per farlo tornare sulla sua decisione.

Dopo un po’ che gli Achei le prendevano di santa ragione, un’ecatombe continua e lui invece si godeva la spiaggia e il sole, iniziò addirittura i preparativi per salpare con le sue navi e tornarsene a casa. Ma così non vollero gli DEI…tutto questo casino, questi morti, regali divini come le armi fabbricate da Efesto e i cavalli immortali e parlanti regalati da Poseidone e lui se ne va??

No.

Ci andò di mezzo quel povero bamboccione di Patroclo, che stufo di stare lì a vedere la battaglia senza il suo vero protagonista, decise di indossare le armi di Achille e fingendosi lui si lanciò nell’ennesimo bagno di sangue acheo. Ettore lo uccise in quattro e quattrotto, ma gli sembrò da subito troppo facile, infatti scoperto che non era Achille ma il cuginetto, preso da follia militare, lo spogliò delle armi e infierì sul cadavere.

Pausa di riflessione.

[Ma a Ettore non gli venne il dubbio che se i Troiani dopo 10 anni finalmente stavano vincendo proprio perché Achille se ne stava chiuso nella tenda con il broncio, o a prendere il sole sulla spiaggia, forse era meglio non provocarlo e lasciarlo lì dov’era?]

No. Non gli venne.

Achille schizzò fuori dalla tenda come una saetta, dopo essersi disperato e rotolato per terra cospargendosi la faccia di sabbia, tornò in sé e dichiarò guerra a Ettore. L’ira funesta cambiò obiettivo.

Sappiamo tutti come andò a finire…uccise Ettore, si vendicò, entrò dentro Troia, le diede fuoco e morì colpito al tallone per colpa di una freccia scoccata da Paride, che non si capisce da dove gli venne tutto quell’ardire visto che la cosa che sapeva fare meglio era scappare. 🙂

Bibliografia:

“Iliade” – Omero

“I Grandi Miti Greci ” -L.De Crescenzo, Oscar Mondadori

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