Delfi, il mare nel suo nome.

Tempio di Apollo. Delfi

Delfi si può raggiungere sia per mare che per terra. Il visitatore moderno di solito segue il percorso dall’interno, seguendo la strada che corrisponde in linea di massima all’antica via sacra, salendo lentamente e costeggiando le pendici del Monte Parnaso. Anticamente però Delfi era raggiuta anche dal mare e questo perché il viaggio per arrivarci aveva qualcosa di sacro, un forte senso di devozione molto più profondo accompagnava i pellegrini che volevano arrivare al tempio di Apollo e della Pizia, ma perché? E poi…perchè Delfi si chiama Delfi?

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Panem,circenses et imprecationes.

Dettaglio mosaico pavimentale della Villa del Casale, Piazza Armerina – Tre ritratti di aurighi ritrovati presso gli Horti Caesaris a Roma (Palazzo Massimo,Roma)

“Io v’invoco, santi angeli e santi numi, unitevi alle potenze delle formule magiche, domani nell’arena di Roma legate Eucherio l’auriga, imbrigliatelo, fatelo cadere, feritelo, distruggetelo, uccidetelo e fatelo schiantare. Che la gabbia non si apra di scatto, che parta in svantaggio. Impeditegli di superare gli altri. Non fatelo passare. Non fatelo vincere. Che sbagli a prendere le curve. Che non riceva gli onori. Impeditegli di sorpassare e di prendere il comando. Che non semini la retroguardia e superi gli altri, ma fatelo precipitare. Intervenite affinché venga ostacolato dalla vostra potenza, che venga spappolato, che venga trascinato in fondo alla pista. Sia nelle prime corse del mattino che nelle altre. Adesso, adesso, veloce, veloce!” *

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Petra: secoli di oblio, poi arrivò J.L. Burckhardt.

Tempio Al- Kahazneh, detto il Tesoro. – Petra (Foto in bianco e nero da Archeo Monografie 2015)

22 agosto 1812

Ero particolarmente desideroso di visitare Wady Mousa, delle cui antichità avevo sentito parlare dalla gente della regione in termini di grande ammirazione…ero indifeso in mezzo a un deserto dove non s’era mai veduto viaggiatore alcuno…”[J.L. Burckhardt, Viaggio in Giordania]

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L’amore, le metamorfosi e il dolore di un uomo che morì solo. Ovidio immortale.

Statua di Venere Callipigia, metà II sec d.C dal Museo Archeologico di Napoli – Statue of Venus Callipyge, half 2nd century AD from the Archaeological Museum of Naples

“Giaccio sfinito in mezzo a popoli e in luoghi lontanissimi e malato, vado col pensiero a tutto ciò che ho lasciato…morirò dunque così lontano, su lidi sconosciuti, e il luogo stesso farà triste la mia fine.” [Tristia, III-3; 13-14, 37-38]

“Lassus in extremis iaceo populisque locisque,et subit adfecto nunc mihi quicquid abest…tam procul ignotis igitur moriemur in oris et fient ipso tristia fata loco.”

THE LOVE, THE METAMORPHOSIS AND THE PAIN OF A MAN WHO DIED ALONE.  

“I lay exhausted between peoples  in remote places and sick, my thoughts go to all the things I have left … I will die so far away, on unknown shores, and the place itself will make sad my end.  ” [Tristia, III-3 ; 13-14, 37-38]

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Il leone del Pireo: dalle navi Ateniesi a quelle Vichinghe.

Il Leone del Pireo – Arsenale di Venezia

C’era una volta un leone che fu messo di guardia, grande e maestoso, al porto ateniese del Pireo. Alcuni dicono che fu messo per onorare la vittoria di Temistocle a Salamina contro le navi Persiane nel 480 a.C, altri invece che fu messo lì intorno al 360 a. C come monumento funerario. E’ alto quasi  tre metri,  è di marmo pario e oggi è  seduto di guardia davanti all’ Arsenale di Venezia.  Prima di vedere i veneziani però, dopo aver osservato per circa 1200 anni le navi ateniesi entrare e uscire dal porto del Pireo il bellissimo leone vide anche le famose navi Vichinghe. Continua a leggere

Traiano e Plinio, l’amicizia e l’impero in 121 lettere.

Marcus Ulpius Nerva Traianus e Caius Plinius Caecilius Secundus. Uno è il più grande imperatore che Roma abbia mai avuto, l’altro è uno scrittore, magistrato e avvocato romano. Uno viene ricordato soprattutto per aver sconfitto i Daci una volta per tutte e l’altro perchè lo zio naturalista e militare Plinio il Vecchio, morì portando i soccorsi alla popolazione di Pompei durante l’eruzione del Vesuvio. La loro fu una amicizia nata negli ambienti della politica e che rimase fino alla morte di Plinio, un esempio di equilibrio, di affetto e di rispetto reciproco. Un’amicizia sincera che si intravede ma che più spesso viene dichiarata apertamente da entrambi tra le righe di 121 lettere che Plinio raccolse nel Libro X del suo lungo Epistolario. –  Continua a leggere